Due settimane fa gli ultras. Adesso Delio Rossi.
Ieri l’affare delle magliette, oggi il gesto di un allenatore.
E giù una ridda di articoli, commenti e giudizi.
Giornalisti che parlano di etica, indignati speciali che scrivono di “calcio malato“, “ultras delinquenti” e “mister vergognosi“.
Facile parlare dal pulpito, scrivere dalla sala stampa o puntare il dito dall’interno di uno studio televisivo.
E sempre a difendersi dall’accusa di moralismo.
Se volessi ascoltare messa, andrei in chiesa alla domenica.
Ma per oltre 25 anni, invece, sono andato allo stadio.
Un pò l’ho giocato, in campo e per strada. Tanto, anzi tantissimo, il pallone l’ho visto e vissuto dalle gradinate.
Lo stadio azzera le divisioni di classe.
I professionisti vengono a contatto con i disoccupati, gli operai con i dirigenti e i dipendenti con i responsabili.
Se si vuole capire la società, bisogna andare nelle curve.
Troppo facile dispensare Daspo o esonerare allenatori.
Ed ecco il segreto di Pulcinella: il mondo che viviamo…is not country for old man.
Il gesto di Rossi non è edificante. 15 giorni fa non lo è stato neppure lo spettacolo di Marassi.
Le famiglie possono andare allo stadio? Certo che possono.
Cosiccome possono passeggiare su un lungomare, ma ritrovarsi poi in lite per una precedenza non rispettata in auto.
Questa è la realtà. Questo è il mondo che le persone normali vivono.
Non certamente quello dei calciatori.
Niente ingaggi da favola, no macchine di lusso. Niente incanti, nè fiabe.
E’ la vita, cari ragazzi. Che al di là del rettangolo verde non è proprio rose e fiori.
Anzi, parafrasando le parole di Churchill è “sudore, lacrime e sangue“.
E quindi mi incazzo se sento parlare di giocatori umiliati.
Solo per essersi tolti una maglietta? Ma per favore.
La vera umilizione è quella di chi ogni giorno perde il posto di lavoro. Quando non ci muore sul lavoro.
Il gesto di Rossi è una follia?
O forse è una sberla salutare per riportare alla realtà, non solo un giovane maleducato, ma un’intera categoria completamente avulsa dai problemi del vivere quotidiano?
La verità è che riconosciamo come violenza solo quella che ci viene mostrata per tv. Quella su cui i media possono riempire pagine o
palinsesti televisivi.
E i cori razziali contro Ljiacic? O quelli che nelle scorse giornate sono stati intonati in molte curve?
Invisibili. Quindi poche righe o silenzio.
Chiudo con un aneddoto. Visto e vissuto in prima persona nella tribuna dello stadio Luigi Ferraris di Genova.
Campionato 2010-2011, Genoa-Inter.
Verso la fine della partita Biabiany veniva sostituito. Da dietro il plexiglas una bambina bussava per chiedere al francese la maglietta.
Il giocatore sorridente, alzava il braccio facendo cadere la casacca nelle mani della bimba felice.
Poco distante la scena si ripeteva con altra bambina, e con un altro interprete: Materazzi.
Il giocatore ripeteva i gesti di Biabiany fino al lancio della maglietta, ma arrivato a quel punto cambiava idea e la gettava nelle mani di un signore appostato alle spalle della bimba.
Un inganno vergognoso, soprattutto se si tiene conto che quel signore è tuttora un volto noto della nostra politica. Ha la voce roca, la barba e ha fatto il Ministro della Difesa.






